Migliaia di tronchi carbonizzati. Una coltre di cenere che ricopre il terreno. Un silenzio spettrale, dopo la fuga degli uccelli che nidificavano sugli alberi. E’ quello che rimane, dopo gli incendi dell’estate scorsa, della pineta di Rocca Saracena, una delle poche aree attrezzate della zona, gestita dal Corpo Forestale della Regione Sicilia, nel Comune di Montagnareale, a circa 14 chilometri da Patti. Più di settanta ettari di pini e cipressi, quasi completamente distrutti dalle fiamme. Devastato uno dei luoghi naturalistici più frequentati dagli abitanti dei centri vicini, meta abituale di passeggiate e scampagnate, collocato sulla cima di una montagna, a 900 metri di altitudine, un balcone naturale affacciato sul golfo di Patti e sulle isole Eolie.

Rocca Saracena non è che una delle tantissime aree verdi ridotte in cenere dal fuoco sui monti Nebrodi. Ma è anche l’emblema di una politica dei rimboschimenti sbagliata, basata su conifere non originarie delle nostre zone, come pini, cedri e cipressi, i quali, dopo essere stati incendiati, non riusciranno mai a rigenerarsi e resteranno per sempre privi di vita. Al contrario delle specie tipiche mediterranee, come la sughera, il leccio, le querce caducifoglie, capaci di adattarsi a un territorio nel quale il fuoco esiste da millenni, di reagire o resistere agli incendi, germogliare nuovamente dopo il passaggio delle fiamme e ricreare i boschi distrutti, senza la necessità della riforestazione artificiale.
A due mesi dal dilagare degli incendi, infatti, gli alberi non presentano nessun germoglio, nessun segno di vita. Non c’è traccia della fauna che popolava la zona, messa in fuga dal fuoco, che ha trasformato il polmone verde in un luogo arido e inospitale. Mentre sui ripidi pendii, finora protetti dalle chiome e resi stabili dalle radici delle conifere, con l’arrivo delle piogge invernali, si avvicina il rischio dell’erosione e delle frane. Le fiamme hanno distrutto le balaustre in legno che delimitavano i sentieri e si sono spinte fino al rifugio, attaccando i pali che sostengono il porticato. Una delle poche cose che sono state risparmiate dal fuoco è un cartello, con le parole del naturalista americano John Muir: “Qualsiasi stupido è capace di distruggere gli alberi, non possono né difendersi né scappare”.
Gli incendi estivi potrebbero aver dato il colpo definitivo a un’area che, nonostante l’alto valore naturalistico e paesaggistico, si trovava in stato d’abbandono già da tempo. Recintata, ma con i cancelli perennemente aperti e nessun controllo agli ingressi, con la possibilità di violare, con estrema facilità, il divieto di transito alle automobili. Diversi tavoli e panche in pezzi. Un rifugio in parte chiuso al pubblico, in parte in avanzato stato di degrado. Ma anche un sito potenzialmente contaminato dall’amianto, il pericoloso materiale dagli effetti cancerogeni, presente nelle lastre in eternit del tetto, in pessimo stato di conservazione, spaccate in più punti e disseminate intorno all’edificio.
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Come arrivare: da Patti, dalla Strada Statale 113, seguire la provinciale per Montagnareale, attraversare il paese in direzione Sorrentini e seguire le indicazioni per Pineta Rocca Saracena. Terminate le indicazioni, svoltare a sinistra a entrambi i bivi che si incontrano.
13 OTTOBRE 2007
Gianmarco Santospirito
(ha collaborato Antonio Parasiliti)