Nella mensa ci sono ancora vassoi, piatti e tazzine sporchi. In cucina, confezioni di legumi e barattoli di sale. Negli appartamenti, letti con i materassi. Negli studi, scaffali pieni di fascicoli di documenti. Sulle scrivanie, mappe e progetti degli ingegneri. Sembra quasi che i vecchi abitanti siano stati costretti ad abbandonare il villaggio fantasma all’improvviso, senza avere il tempo di portare via niente. Accanto agli oggetti di uso quotidiano e agli utensili da lavoro, ci sono bidoni contenenti strani liquidi, catrame e altre sostanze dense e maleodoranti. Vernici, solventi e prodotti chimici infiammabili aperti. Frigoriferi e computer abbandonati. Medicine sparse qua e là. Rifiuti speciali, per i quali la legge prevede particolari modalità di raccolta, trasporto e smaltimento, perché potenzialmente pericolosi per la salute e l’ambiente.

Sono passati più di tre anni da quando è stata completata la linea ferroviaria a doppio binario Terme Vigliatore-Patti. L’inaugurazione avvenne il 21 febbraio 2006, ma le Ferrovie dello Stato “dimenticarono” di smantellare il villaggio che avevano realizzato per i propri dipendenti, in via temporanea, accanto al cantiere della galleria Madonna del Tindari. Non pulirono la zona dai rifiuti di ogni tipo, lasciandola come una discarica. Né la chiusero adeguatamente, per evitare almeno gli atti di vandalismo.

L’ingresso, sulla Strada Statale 113, nei pressi di Case Nuove Malluzzo, è chiuso soltanto da un basso guard-rail, facile da scavalcare. Tutti gli edifici hanno porte e finestre aperte e giacciono in stato di totale abbandono. Dal refettorio alla mensa, dai depositi alimentari agli studi tecnici, dagli appartamenti alla casetta in legno che sembra imitare una baita. Vetri frantumati, pareti sfondate, sanitari dei bagni spaccati in mille pezzi. Ammassi di ferri arrugginiti e lamiere contorte.
Le basse costruzioni a un piano, in cemento e cartongesso, avrebbero potuto essere demolite dopo il completamento dei lavori per il doppio binario, ripristinando le caratteristiche naturali dell’area, un pezzo di campagna coltivato a ulivi, affacciato panoramicamente sulle isole Eolie. In alternativa, si sarebbe potuto riutilizzarle, con una nuova destinazione, dopo le modifiche strutturali o i passaggi di proprietà necessari. Invece, sono rimaste un luogo inutilizzato e degradato, l’ennesima discarica del territorio di Patti.
1 APRILE 2009
Gianmarco Santospirito
(ha collaborato Antonio Parasiliti)