Wednesday, September 08, 2010   
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Notizie » Sotto inchiesta gli Ato idrici  
Ato idrici, sotto inchiesta l'affidamento della gestione ai privati Minimize

Più della metà dei servizi idrici italiani affidata in gestione a trattativa privata. Nonostante la legge preveda gare d’appalto pubbliche, tranne che in casi eccezionali. Con il sospetto che siano state favorite alcune imprese a danno di altre. E con il rischio concreto che a pagare le conseguenze della dissennata gestione di un bene primario come l’acqua siano i cittadini. Perché la violazione delle regole della libera concorrenza si tradurrà in un servizio di qualità inferiore ed a prezzi più alti.

 

L’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici ha recentemente avviato un’istruttoria sugli affidamenti dei servizi idrici da parte degli Ato (Ambiti territoriali ottimali), consorzi pubblici costituiti dagli enti locali. L’iniziativa potrebbe sfociare nella revoca degli affidamenti.

Quello che è stato scoperto è un aggiramento della legge Galli, che imponeva la creazione degli Ato e l’apertura al mercato dei servizi idrici, attraverso l’affidamento del business a società private con gare pubbliche o a società con capitale misto, nelle quali il partner privato doveva essere individuato attraverso una gara.

Solo in casi eccezionali si prevedeva l’affidamento senza gara (“in house”) a società interamente pubbliche costituite dai Comuni,  purchè fossero rispettate due condizioni: un controllo degli enti locali sulla società analogo a quello esercitato sulle loro strutture interne e una prevalente attività del soggetto affidatario a favore degli enti locali stessi.

 

In barba al carattere di eccezionalità stabilito dalla legge, su 106 affidamenti 64 sono stati effettuati ”in house”, senza però rispettare i requisiti previsti dalla legge. In particolare, in mancanza della “prevalente attività della società affidataria a favore degli enti che la possiedono”.

Ad esempio, l’Ato 2 Marche Centro ha affidato il servizio alla Multiservizi Spa, nonostante società svolga numerose attività che esulano dalla gestione del servizio idrico integrato per l’Ato stesso, come la fornitura di servizi informatici o la distribuzione di metano. In questo come anche in altri casi, quindi, non sono stati rispettati i requisiti posti alla base dell’affidamento “in house”.

 

Un altro aspetto critico è quello della gara per la scelta dei gestori privati. Emblematico è il caso dell’Ato Palermo 1. Per l’affidamento del servizio idrico del capoluogo siciliano è arrivata una sola offerta, da parte di un raggruppamento temporaneo di nove società, di cui è capogruppo la Condotta acque potabili di Torino.

Tra i soggetti che compongono la “cordata” che si è aggiudicata il servizio idrico si trovano alcune società di grosse dimensioni, che sarebbero state in grado di partecipare alle gare anche da sole. In questo come in altri casi simili, nasce il sospetto di accordi tra privati che metterebbero seriamente in dubbio l’effettiva apertura del mercato alla concorrenza. 




Per saperne di più sulla nascita degli Ato e sul movimento anti-privatizzazione "Acqua Bene Comune"...




4 OTTOBRE 2008




Antonio Parasiliti




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