Non si è ancora spenta l’eco dell’emergenza rifiuti in Campania, ma i riflettori dei media non si sono mai accesi sulla Sicilia, nonostante la situazione non sia molto differente. La quasi totalità dei rifiuti nella nostra regione viene smaltita in discarica (90,7%). La quota di raccolta differenziata è ferma al 6,7%, mentre la media nazionale è del 24,3%. Il piano rifiuti prevede di arrivare al 35%, mentre il target fissato dalla legislazione nazionale prevedeva che si raggiungesse il 40% entro il 2007. Il record isolano appartiene alla città di Messina dove, accanto alla quota di rifiuti raccolta in maniera differenziata, appare un desolante zero.
A ciò si aggiunga che la gestione dei rifiuti in Sicilia è affidata a 27 ATO, società d’ambito i cui consigli di amministrazione sono composti da un presidente, che percepisce da 70 a 80 mila euro l'anno,
e da cinque consiglieri d’amministrazione, con una retribuzione di 26 mila euro annui netti ciascuno. L’attribuzione della titolarità delle risorse per la gestione dei rifiuti è avvenuta in applicazione di quanto stabilito dal Commissario delegato per l’Emergenza rifiuti nella Regione Sicilia, il quale ha previsto come obbligatoria la gestione dei rifiuti in Ambito Territoriale Ottimale (ATO), sulla base dell’articolo 233 del Decreto legislativo n. 22 del 1997 e delle Ordinanze n. 488 dell’11 giugno 2002 e n. 1069 del 28 novembre 2002.
La responsabilità della gestione, quindi, è stata affidata alla società d’ambito, che è un organismo con propria personalità giuridica costituito per effetto obbligatorio di norme di legge e di provvedimenti commissariali, adottati in regime di emergenza di protezione civile, tra enti pubblici locali territoriali ed è deputato alla cura di predominanti interessi pubblici. Si è realizzato un vero e proprio trasferimento di funzioni, con relativo mutamento nella titolarità del potere, che dal Comune “trasla” agli ATO, lasciando gli enti locali spesso impotenti di fronte alle continue disfunzioni di questi “carrozzoni”.
Ma i rifiuti non sono solo un problema, anzi potrebbero diventare una ricchezza attraverso il loro riciclo: con 37 lattine, ad esempio, si può costruire una macchinetta del caffè, mentre con 20 bottiglie di plastica si può produrre un maglione. Senza considerare che dai rifiuti si può ricavare energia con l’incenerimento o attraverso i processi di digestione anaerobica che creano gas combustibili. Insomma, dobbiamo applicare quello che l’Unione Europea chiama il modello delle 4 erre: risparmio di materie prime, riuso dei prodotti, riciclo degli oggetti e recupero dell’energia contenuta nelle merci.
Al danno si aggiunge la beffa, se pensiamo che proprio in Sicilia, a pochi chilometri da Patti, il Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche) ha realizzato il Thor (“Total house-waste recycling”, ovvero riciclaggio totale dei rifiuti domestici). Questo mulino tecnologicamente avanzato riduce otto tonnellate di rifiuti all’ora in particelle piccolissime, senza fumi né emissioni incontrollate.
Negli Stati Uniti è commercializzato dal 2005, ma naturalmente in Italia è conosciuto solo dagli addetti ai lavori, perché le potenti lobby politico-imprenditoriali non hanno interesse a questo progetto, che ridurrebbe drasticamente i loro guadagni. Infatti, i costi di smaltimento attraverso il Thor sono di circa 40 euro a tonnellata, contro i 100 di una discarica e i 250 dell’inceneritore. A ciò si aggiunga che i tempi di realizzazione di questi “mulini” sono inferiori di circa un quarto a quelli occorrenti per gli inceneritori. E che il surplus energetico che realizzano è enorme: sessanta tonnellate di combustibile ogni cento di rifiuti trattati.
Tutto ciò in un paese normale sarebbe stato salutato come un’innovazione sorprendente e subito utilizzata, ma in Italia bisogna fare i conti con le ecomafie e i relativi protettori, nonché con una classe politica che dell’ignoranza scientifica fa la sua bandiera. Una volta tanto la Sicilia potrebbe fare da regione modello, se solo ci fosse la volontà politica di investire nel futuro e se si smettesse di governare senza un minimo di lungimiranza e programmazione, come se ogni giorno fosse l’ultimo da passare sulla terra.
28 GIUGNO 2008
Antonio Parasiliti
(ha collaborato Gianmarco Santospirito)