Wednesday, September 08, 2010   
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Notizie » Condannati per mafia, in libertà sui Nebrodi  
Condannati all'ergastolo per mafia, restano in libertà sui Nebrodi Minimize

Terrorizzarono per anni i Nebrodi e il litorale tirrenico del Messinese. Con un’escalation di violenza tra il 1986 e il 1993. Trentanove omicidi e 45 ferimenti. Una quindicina di casi di “lupara bianca”: gente rapita, uccisa e fatta scomparire nel nulla. Un uomo assassinato per un semplice scambio di persona. Estorsioni e danneggiamenti a tappeto, dai piccoli commercianti alle grandi imprese impegnate nella costruzione del doppio binario della linea ferroviaria Messina-Palermo. Attentati dinamitardi, da quello che distrusse la sede della Polizia di Stato di Tortorici, appena inaugurata, alla bomba piazzata all’ingresso del Museo dei Nebrodi, a Sant’Agata di Militello, poche ore prima dell’inizio del convegno fondativo dell’Acis, l’associazione Antiracket locale.


Tortorici.jpg SantAgata.jpg
Tortorici. Il 27 febbraio 1992 una bomba                 
Sant'Agata di Militello. Il 16 febbraio 1992 esplose
distrusse la sede della Polizia                                  una bomba all'ingresso del Museo dei Nebrodi

Tra il 1994 e il ’95 presunti boss, affiliati e killer delle cosche mafiose nebroidee e barcellonesi finirono in carcere, in una maxi-operazione delle forze dell’ordine, con più di 250 arresti. Finirono alla sbarra nel processo “Mare Nostrum”, iniziato nel 1998 e terminato nel 2006, con un dibattimento durato otto anni, uno dei più lunghi mai visti in Italia. A prolungare i tempi, contribuì la difficoltà nel trovare un giudice disposto a presiedere la Corte d’Assise di Messina, come denunciò il procuratore capo Luigi Croce davanti agli ispettori ministeriali. Fin quando non fu applicato un presidente proveniente da Palmi. Alla fine, i magistrati condannarono in primo grado 133 imputati, a un totale di 1.646 anni di carcere e 28 ergastoli. Per leggere in aula il dispositivo della sentenza, fu necessaria più di un’ora e mezza. Per scrivere e depositare le 3.340 pagine di motivazioni ci volle oltre un anno.

                                    


tribunale messina.jpg

Il Tribunale di Messina. Il primo grado del processo "Mare Nostrum"
è iniziato nel 1998 e si è concluso nel
2006. L'11 novembre 2008
comincia l'Appello. All'inizio del 2007 alcuni dei condannati
 
sono stati scarcerati.
                                        

                                          

                                    

      

Un inspiegabile ritardo bloccò per alcuni mesi la trasmissione degli atti processuali dalla cancelleria alla Corte d’Assise d’Appello, che avrebbe dovuto fissare la data d’inizio del secondo grado. Tra gennaio e marzo del 2008 furono superati i termini di durata massima della custodia cautelare per dodici dei condannati, i quali furono scarcerati. Tra di loro, Vincenzo Galati Giordano, capo-mafia di Tortorici, condannato all’ergastolo e a sei anni e dieci mesi di reclusione, accusato del rapimento e dell’uccisione di Luigi Galati Giordano, fratello del collaboratore di giustizia Orlando. Liberato anche Giovanni Aspa, presunto killer della mafia barcellonese, condannato a quattro ergastoli e 28 anni di reclusione. Intanto, è stata finalmente fissata la prima udienza del processo d’Appello, che si terrà l’undici novembre 2008. Fino ad allora, gli imputati scarcerati resteranno in libertà, a meno che non vengano arrestati per altri reati. Mentre altri presunti mafiosi potrebbero lasciare il carcere, per gli stessi motivi. Il sindacato dei poliziotti Silp-Cgil ha lanciato l’allarme: “La scarcerazione è un pessimo segnale, per le forze dell’ordine e per i commercianti, che temono di ritrovarsi davanti pericolosi estorsori ed ergastolani”. “Se dovessero risultare situazioni di grave pericolo – ha assicurato il prefetto di Messina, Francesco Alecci - interverremo con misure di polizia, fino al divieto di soggiorno nei comuni di residenza”.     

Nel 1991, Giovanni Falcone, allora direttore degli Affari Penali del ministero della Giustizia, dovette fronteggiare una situazione in parte simile. Quarantuno boss condannati nel maxi-processo furono scarcerati per decorrenza dei termini di custodia cautelare. L’ex-magistrato si rese conto della necessità di una risposta immediata, per impedire che i mafiosi si dessero alla latitanza. Convinse il Guardasigilli Claudio Martelli a emanare un decreto-legge, con il quale si precisava che nel computo della durata massima della custodia cautelare (stabilita per i singoli gradi di giudizio) non si dovesse tenere conto dei giorni in cui si erano tenute le udienze e di quelli impiegati per la deliberazione della sentenza (D.L. 1 marzo 1991, n. 60, convertito dalla Legge 22 aprile 1991, n. 133, d’interpretazione autentica dell’articolo 297, comma 4 del codice di procedura penale). Il provvedimento fu criticato da più parti e definito un “mandato di cattura governativo”. In ogni caso, fu il primo segno di un cambio di rotta da parte nell’azione dello Stato nei confronti di Cosa Nostra.

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Giovanni Falcone. Nel 1991, l'allora direttore degli
Affari Penali del ministero della Giustizia mise a punto un
 
decreto per far rientrare in carcere 41 boss scarcerati per
                     il superamento dei limiti di durata della custodia cautelare.                 
                                      
                                     

Dopo le ultime scarcerazioni dei presunti boss messinesi, l’allora ministro della Giustizia Luigi Scotti si è limitato a chiedere informazioni urgenti sulla vicenda al presidente della Corte d’Appello di Messina, Nicola Fazio, il quale ha spiegato che “purtroppo i tempi della carcerazione preventiva sono inconciliabili con un processo di queste dimensioni”. Cosa farà il nuovo Governo Berlusconi e il neo-ministro della Giustizia Angelino Alfano? Cercherà di riformare la macchina giudiziaria italiana, per abbreviare i tempi dei processi? Doterà i tribunali di nuovi mezzi? Proverà a fissare dei termini tassativi entro i quali compiere le procedure burocratiche e delle sanzioni certe per chi non li rispetta, almeno nel caso dei processi per reati gravi come quelli di mafia? Garantirà la protezione dello Stato alle vittime della criminalità organizzata, ai loro familiari, a chi ha il coraggio di denunciare o di testimoniare? Oppure lascerà tutto invariato, trasmettendo ai mafiosi un inequivocabile, anche se inconsapevole, messaggio di impunità? La questione della sicurezza, che il Governo sostiene di considerare una priorità, è limitata agli atti illegali in cui sono coinvolti cittadini immigrati, o comprende anche le azioni di stampo mafioso?

Ferrovia Me-Pa.jpg

La linea ferroviaria a doppio binario Messina-Palermo.
I lavori sono iniziati nel 1984. Nel 2006 è stata completata
la tratta fino a Patti. Le imprese costruttrici subirono
intimidazioni, danneggiamenti e incendi dolosi.

                                       
                                       
                                       
                                       

Le recenti scarcerazioni rischiano di annullare i risultati del primo e unico “maxi-processo” contro le cosche della provincia di Messina. “Mare Nostrum” fece luce sulla guerra di mafia che insanguinò la zona tra gli anni Ottanta e Novanta. A partire da quando Giuseppe “Pino” Chiofalo, boss emergente di Terme Vigliatore, sfidò i vecchi “padrini” di Barcellona Pozzo di Gotto, alleati del clan catanese di Nitto Santapaola. Nel 1986 fu ucciso il capo-mafia locale Francesco Rugolo e il comando della famiglia passò nelle mani del suocero, Giuseppe “Pino” Gullotti. Nella sua lotta per la supremazia, Chiofalo si alleò con il clan dei Bontempo Scavo, a loro volta in guerra con i rivali Galati Giordano per il controllo dell’area di Tortorici.


Barcellona.jpg

Barcellona Pozzo di Gotto. Dal 1986 al 1993, la guerra di
mafia tra clan barcellonesi e tortoriciani fece 39 morti e 45 feriti.
    
Il processo rappresentò un grande successo per un nuovo movimento, che comparve sulla scena nel 1991 e che avrebbe raggiunto presto una dimensione nazionale, quello Antiracket. Per la prima volta nella storia dei Nebrodi, le vittime del pizzo si rifiutarono di pagare e denunciarono i loro estorsori. A guidare la rivolta fu Tano Grasso, fondatore dell’Acio, associazione dei commercianti e imprenditori di Capo d’Orlando. Ma in poco tempo nacquero organizzazioni simili nei centri vicini, come l’Acis di Sant’Agata di Militello, l’Acib di Brolo e l’Aciap di Patti, che si costituirono parte civile nel processo, accanto al Ministero dell’Interno, alla Presidenza del Consiglio, ai Comuni di Barcellona, Capo d’Orlando e Patti, all’imprenditore santagatese Calogero Cordici e a Giuseppe Lombardo Facciale, fratello di Biagio, ucciso a Rocca di Caprileone il 7 maggio 1991, per un errore di persona. Determinante per la ricostruzione dei fatti fu la collaborazione dei “pentiti”, come Orlando Galati Giordano e lo stesso Pino Chiofalo. I capi dei vari clan furono riconosciuti tutti colpevoli in primo grado di svariati reati, dall’associazione per delinquere di stampo mafioso all’omicidio, dall’estorsione al danneggiamento, dalla minaccia alla detenzione abusiva di armi ed esplosivi. Chiofalo fu condannato a 120 anni. I tortoriciani Cesare Bontempo Scavo e Vincenzo Galati Giordano e il barcellonese Giuseppe Gullotti, già in carcere in quanto mandante dell’omicidio di Beppe Alfano, eseguito l’otto gennaio 1993, furono condannati all’ergastolo. La prima udienza del processo d’appello si terrà a Messina l’undici novembre prossimo. Sono già stati condannati anche in secondo grado, invece, undici imputati che avevano optato per il giudizio abbreviato, tra i quali il collaboratore di giustizia Orlando Galati Giordano, cui sono toccati vent’anni di reclusione.

Capo Orlando.jpgRocca.jpg

                           Capo d'Orlando. Il 7 dicembre 1990 nasce la             Rocca di Caprileone. Il 7 maggio 1991
                           prima Associazione Antiracket d'Italia.                       viene ucciso, per uno scambio di
                                                                                                       persona,
Biagio Lombardo Facciale.
                                                                                           




30 MAGGIO 2008



Gianmarco Santospirito   


(ha collaborato Oscar Parasiliti)
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