Il mercato immobiliare è in crisi in tutta l’Italia. Dopo il boom dell’ultimo decennio, crollano le vendite. I prezzi, che avevano toccato livelli da record, si fermano o cominciano a scendere. Ma, a Patti, si continua a costruire senza limiti. Ogni giorno spuntano fuori le fondamenta e gli scheletri in cemento armato di nuove villette o di palazzoni fino a cinque piani. A pochi passi dal mare o sulle colline. Nelle campagne o ai margini del centro storico. Sui prati finora utilizzati come pascoli, al posto degli agrumeti abbandonati o sugli ultimi lembi di verde sopravvissuti all’interno del centro urbano. Qui sembra non essere mai arrivata la crisi del mattone, quel fenomeno internazionale, iniziato negli Stati Uniti nell’estate del 2007 e dilagato in quasi in tutti i Paesi dell’Occidente, con milioni di persone che non riescono a pagare i mutui, il fallimento delle società che li erogano, il valore delle case che crolla, l’economia intera in frenata e lo spettro della recessione.

Nel giro di pochi anni, il territorio pattese potrebbe essere ricoperto da un’unica colata di cemento. La fertile pianura costiera tra Mongiove e Patti Marina, a lungo sopravvissuta alla speculazione edilizia, si sta riempiendo di ville e villette. Gli ultimi agrumeti, in gran parte in stato di abbandono, con gli alberi secchi in mezzo alle erbacce, attendono solo di essere abbattuti. I bellissimi panorami sul golfo, che si potevano ammirare dai colli, sono oscurati da case e palazzi. E’ sorta una costruzione, addirittura, proprio di fronte all’antica rotonda del “canapè”, recentemente restaurata e, una volta, affacciata sulle isole Eolie. A Patti sta succedendo quello che è già avvenuto, alcuni decenni fa, lungo il litorale tra Barcellona e Messina. Dove le costruzioni si susseguono senza soluzione di continuità, dalle colline al mare. E, per raggiungere le spiagge, si devono percorrere strade trafficate e inquinate, in mezzo ad anonimi aggregati di blocchi di cemento.

La speculazione edilizia selvaggia sta distruggendo le ultime speranze di sviluppo turistico del territorio. Il turismo moderno ha bisogno di strutture ricettive eco-compatibili, come bed & breakfast, case-vacanza, agriturismo. Ha bisogno di ristoranti e trattorie che offrano i piatti della tradizione locale. Di aziende agricole che forniscano i prodotti eno-gastronomici tipici del territorio. Il turista di oggi, in fuga dalla frenesia e dal caos delle città, cerca luoghi dove sia ancora possibile il contatto con la natura, nelle sue svariate forme. Dal farsi il bagno in un mare pulito, alle immersioni subacquee, dagli sport d’acqua a quelli d’aria, dalla visita delle aree archeologiche al trekking nelle riserve naturali, alle escursioni a cavallo.
Il piano regolatore del Comune sembra andare proprio nella direzione opposta. In un’area povera di iniziative imprenditoriali e dall’economia stagnante, consentire di costruire quasi ovunque significa “incentivare” la speculazione edilizia, a scapito di investimenti alternativi, magari più impegnativi e rischiosi, ma che potrebbero assicurare alla zona uno sviluppo più duraturo. Inevitabilmente, la possibilità di un significativo guadagno immediato o di una relativamente sicura rendita futura convince la maggior dei proprietari di terreni a vendere alle imprese edili, spesso in cambio di uno o più appartamenti. Piuttosto che a tentare l’avventura di avviare un’attività, ad esempio, agricola o turistica.

La deregolamentazione non solo metterà in fuga i turisti. Ma creerà problemi anche ai cittadini di Patti. La crescita edilizia è lasciata, in sostanza, nelle mani dei privati. Il Comune rinuncia a pianificare lo sviluppo del territorio in maniera ordinata e razionale. Non è prevista una rete di strade, piazze, rotonde e parcheggi capace di reggere l’impatto del traffico automobilistico. Pochissime aree sono destinate ai servizi pubblici essenziali per la qualità della vita degli abitanti, come spazi verdi, parchi giochi, impianti sportivi, centri culturali, scuole e asili. Sono pressoché assenti le strutture per l’accoglienza dei turisti. Così, non sono le case a sorgere lungo le strade, ma sono le strade che si aprono negli stretti spazi rimasti liberi tra un palazzo e l’altro. L’inevitabile conseguenza è l’aumentare del traffico, che già rappresenta uno dei principali problemi di Patti.

Ad aggravare la situazione, sono le molte imprese edili che non realizzano i parcheggi condominiali previsti dalla legge, o lo fanno solo in parte. Di solito, vengono inseriti nei progetti, ma restano sulla carta. Il Comune, da parte sua, raramente effettua controlli sul campo. A farne le spese, saranno sia gli acquirenti dei nuovi appartamenti, sia tutti gli altri cittadini, che avranno meno posti-auto a disposizione. Ma anche i costruttori onesti, vittime di questa sorta di concorrenza sleale. Costruire sul cento per cento di un terreno, infatti, rende più che destinarne una parte a parcheggio.
La situazione più grave si verrà a creare in quelle zone del centro abitato, già particolarmente congestionate, nelle quali gli ultimi spazi liberi tra le case, finora utilizzati come orti e giardini, stanno per essere riempiti da palazzi, che avranno il loro ingresso sulle vecchie, strette e trafficate strade costruite anni fa. Un caso emblematico è quello del corso Matteotti.

Il problema dell’abusivismo edilizio è diventato, in un certo senso, una questione secondaria. Perché, ormai, è lecito costruire quasi dovunque. Il permissivismo del piano regolatore e la facilità nel rilasciare le concessioni edilizie ha legalizzato la cementificazione del territorio e ha reso inutile violare la legge. Eppure, c’è chi non si è accontentato e ha cercato di costruire anche dove proprio non era possibile. Ad esempio, a meno di 150 metri dalla battigia, su terreni inedificabili o utilizzando lo stratagemma di spacciare una villa per casale agricolo. Alcune costruzioni sono sfuggite ai controlli, altre sono state messe in regola grazie ai condoni. Qualcuna è stata sequestrata o ne è stata bloccata l'edificazione, come in contrada Galice, a due passi dal mare, a Locanda, quasi all’interno della riserva naturale di Tindari e Marinello, in via Padre Pio, in pieno centro cittadino.

L’inarrestabile espansione edilizia suggerisce l’idea che Patti stia vivendo un periodo di grande crescita economica e demografica. Sembra quasi che la cittadina stia diventando la meta di migliaia di persone, provenienti non si sa da dove, che abbandonano le loro terre d’origine per trasferirsi in questo luogo ricco di occasioni di lavoro. Oppure, si potrebbe pensare che il benessere dei pattesi sia cresciuto così tanto da spingerli in massa a costruire o comprare seconde e terze case. L’ultima possibilità è un’invasione di turisti, provenienti da ogni parte del mondo. Ma la sensazione è che le cose stiano diversamente. Ogni anno tantissimi giovani pattesi sono costretti a spostarsi nelle grandi città della Sicilia o a emigrare nell’Italia centro-settentrionale. I visitatori sono in calo e, del resto, pochi turisti acquisterebbero o affitterebbero un appartamento al quinto piano di un condominio, magari circondato da altri palazzoni.

Ad avanzare delle perplessità sulla frenetica attività edile è lo stesso amministratore di un’impresa del settore, che preferisce restare anonimo. Secondo lui, si sarebbe innescato un pericoloso meccanismo. Il Comune ha consentito di costruire ovunque. Le imprese hanno abusato di questa possibilità. Non hanno tenuto conto dell’effettiva domanda di case, ma hanno pensato solo ad acquistare terreni ed edificare, ritenendo che, alla fine, gli acquirenti sarebbero saltati fuori. Ora, molti imprenditori starebbero incontrando grosse difficoltà a vendere. Vari appartamenti sarebbero rimasti invenduti a distanza di mesi dal completamento dei lavori. E, inevitabilmente, i prezzi starebbero scendendo. Qualche costruttore potrebbe avere anche delle difficoltà a estinguere i debiti contratti con le banche. Tra i cittadini, chi ha intenzione di acquistare una nuova casa potrebbe essere avvantaggiato. Ma chi è già proprietario potrebbe subire una svalutazione dei propri immobili. Il “nostro” amministratore sostiene di aver ridotto la propria attività edilizia, decidendo di costruire solo in presenza di un’effettiva domanda di abitazioni. Ma la maggior parte degli imprenditori non sembrano avere intenzione di fermarsi.

La responsabilità della situazione potrebbe essere, da una parte, della superficialità o dell’avventatezza di molte imprese. E, dall’altra, della politica del Comune, basata sul via libera al mattone selvaggio. L’amministrazione pattese, d’altra parte, non sarebbe un’eccezione. Quasi tutti i Comuni italiani, negli ultimi anni, hanno facilitato le costruzioni. Giustificati, in parte, dalla necessità di denaro per finanziarsi. I trasferimenti statali sono stati bloccati ed è stata tagliata l’Ici, l’imposta sugli immobili, che rappresentava la principale entrata degli enti locali: già oggi, il 40% degli italiani non è più tenuto a pagarla, mentre il nuovo Governo promette di eliminarla su tutte le prime case. Gli incassi conseguenti alle nuove costruzioni potrebbero in parte compensare questi mancati introiti. Nel 2007, mentre le compravendite diminuivano del 7,1%, le costruzioni aumentavano dell’11,1% su base nazionale e del 13% al Sud. Resta un’ultima spiegazione possibile dell’espansione edilizia pattese, la più inquietante. Il riciclaggio del denaro sporco. Il cemento è sempre stato uno dei migliori investimenti per “ripulire” i guadagni provenienti da attività illecite. Ma si tratta di una semplice ipotesi teorica, tutta da verificare e, comunque, limitata a casi isolati.
Galleria fotografica "Cemento a Patti"
13 MAGGIO 2008
Gianmarco Santospirito
(ha collaborato Antonio Parasiliti)