Quando soffiava il vento, una sottile polvere si sollevava da quel vecchio capannone
e si spostava verso le case. L’unica cosa da fare, per chi abitava nella zona, sembrava
chiudere le finestre. E sperare che non si fossero mescolate tra la fuliggine le
particelle di amianto che si staccavano dal tetto in eternit semi-distrutto. Ogni
giorno che passava, le lastre della copertura si sbriciolavano sempre di più. Alcuni
pezzi crollavano, su altri cominciava a crescere la vegetazione selvatica. Ma,
a un certo punto, qualcuno decise di dire basta. Di fare qualcosa di concreto contro
quel materiale-killer, responsabile ogni anno di un migliaio di morti in tutta
Italia per cancro ai polmoni.
Uno degli abitanti
di un condominio che si trova a poche decine di metri dal capannone cercò di abbattere
il muro dell’indifferenza e della rassegnazione. Cominciò a parlarne con i vicini,
spiegando i pericoli dell’amianto e indicando gli strumenti forniti dalla legge
per tutelare la salute dei cittadini. Riuscì a convincerli.
A ottobre del 2007 il capannone venne segnalato al Comune
e all’Azienda sanitaria locale di Patti, che avrebbero dovuto accertarne la
pericolosità e, eventualmente, stabilire come metterlo in sicurezza. Il Comune
avrebbe dovuto provvedere o, almeno, rispondere alla lettera entro trenta
giorni. Ma non lo fece. Passarono quasi sei mesi, senza che le istituzioni si
facessero vive. I cittadini non si arresero e continuarono a segnalare la
situazione, anche al di fuori delle vie formali.
Ad aprile del 2008 è
arrivata la svolta. Il Sindaco ha emesso un’ordinanza, con la quale ha imposto
al proprietario della struttura di rimuovere l’eternit o isolarlo entro dieci giorni. Se non lo avesse fatto, il Comune avrebbe
provveduto con propri mezzi, a spese del proprietario, il quale non ha avuto altra
scelta che adeguarsi e dare il via alla bonifica totale, che si è conclusa
proprio in questi giorni.
Il grande capannone
si trova in Contrada Paesana, a poche centinaia di metri dalla Strada Statale
113, tra Patti e Case Nuove Russo. Una volta utilizzato come deposito da un rivenditore di
bevande all’ingrosso, aveva cambiato proprietario e, da quel momento, era
gradualmente caduto in stato d’abbandono. Il tetto in eternit non era stato
sottoposto per anni ad alcun intervento di manutenzione. Man mano che si
sbriciolava, disperdeva nell’ambiente quelle particelle cancerogene che possono
essere facilmente inalate con la respirazione. La situazione era sempre più a
rischio, soprattutto perché l’edificio si trova in un’area abitata, circondato
da case su ogni lato, a pochi metri di distanza. Le lastre ondulate della
copertura sono state ora rimosse da un’impresa specializzata in bonifica
amianto e “impacchettate” per isolarle dall’ambiente e ridurre il rischio di
contaminazioni.

.

E’la dimostrazione
che vincere la battaglia contro l’amianto è possibile. Basta solo che ogni
cittadino dia il suo piccolo contributo. Chiunque può segnalare al Comune la presenza di eternit
in cattive condizioni: dalla copertura di un capannone davanti al quale si
passa ogni giorno, al tetto dell’abitazione del vicino, dalle vecchie cisterne ai
tubi delle grondaie. Chi, invece, scopra manufatti in cemento-amianto gettati
in un terreno privato o lungo un torrente può anche fare una denuncia alla
Procura della Repubblica. Coloro i quali smaltiscono questi materiali al di
fuori delle discariche speciali previste dalla legge e i proprietari dei
terreni sono responsabili del reato di abbandono di rifiuti o di quello di
discarica abusiva.
Pattiweb ha denunciato più volte il pericolo dell’eternit
disseminato per le strade e le campagne di Patti, nelle discariche abusive, nelle
abitazioni, nei capannoni, negli edifici pubblici, come il vecchio Palazzetto
dello Sport di via Mazzini.
26 APRILE 2008
Gianmarco Santospirito
(ha collaborato Oscar Parasiliti)