Dopo le fiamme, si aggira lo spettro delle frane e delle alluvioni. Gli incendi che hanno sconvolto la zona di Patti ad agosto, oltre agli ingenti danni che hanno già provocato, rischiano di avere conseguenze ben più gravi con l’arrivo delle piogge autunnali. Infatti, la copertura vegetale degli alberi svolge un ruolo fondamentale nella protezione del suolo, ostacolando i processi di mobilizzazione del terreno dovuti all’acqua, al vento e ad altri processi erosivi. Il bosco, soprattutto quando la copertura vegetale è continua, svolge due azioni principali: una regimante e una antierosiva. La prima consiste nella capacità di ridurre il ruscellamento superficiale e la portata di piena dei corsi d’acqua. La vegetazione limita lo scorrimento dell’acqua sul terreno per due vie: intercettando le precipitazioni con le foglie e frenando la velocità delle gocce d’acqua. Questa azione è molto importante, se consideriamo che un bosco può arrivare a intercettare il 30-40% delle precipitazioni annue. La funzione antierosiva viene svolta, invece, attraverso un’azione frenante nei confronti dell’acqua di scorrimento superficiale che, scorrendo verso il fondovalle, incontra degli ostacoli, perde velocità e, quindi, diminuisce il potere erosivo. La vegetazione, soprattutto se costituita da alberi ad alto fusto, impedisce anche i fenomeni di erosione dovuti al vento. Infatti, la forza del vento viene ridotta del 30% dietro un frangivento arboreo, fino a una distanza pari a dieci volte l’altezza degli alberi. Tutte queste azioni, con l’aggiunta dell’azione stabilizzante dovuta alle radici, sono molto importanti, perché contribuiscono a rendere stabili i pendii.

La mancanza improvvisa in un pendio di gran parte della copertura vegetale aumenta la potenziale instabilità. Infatti, in un pendio in equilibrio, ossia in condizioni di stabilità, l’acqua piovana viene assorbita in parte dagli alberi e in parte dal terreno. Venendo a mancare la copertura vegetale, tutta l’acqua viene assorbita dal terreno, che oltre tutto non gode più della protezione dall’erosione che veniva prima data dalla presenza degli alberi, aumentando cosi la possibile instabilità del terreno. Infatti, l’espressione del ciclo idrologico è la seguente: P=ET+R+I. Dove P = precipitazioni, ET = evapotraspirazione, R = ruscellamento e I = infiltrazione dell’acqua nel sottosuolo. Senza la copertura vegetale l’evapotraspirazione e l’infiltrazione dell’acqua nel sottosuolo sono notevolmente ridimensionate e, quindi, l’azione predominante è quella di ruscellamento, che comporta erosione e possibilità di fenomeni franosi.
La stessa legge-quadro sugli incendi boschivi (legge 21 novembre 2000, n.353) riconosce l'importanza della vegetazione nella prevenzione del rischio di frane e alluvioni. L'articolo 10, da una parte, vieta per cinque anni "le attività di rimboschimento e ingegneria ambientale" sui terreni percorsi dalle fiamme, per evitare che eventuali speculatori appicchino gli incendi, con l'obiettivo di lucrare sul successivo rimboschimento. Ma, dall'altra, prevede che la Regione possa autorizzare il rimboschimento in via eccezionale, per fronteggiare il dissesto idrogeologico, oltre che per tutelare zone dall'elevato valore ambientale e paesaggistico. Per allontanare lo spettro delle frane da Patti, sarebbe opportuno effettuare, al più presto, un attento studio delle aree incendiate, valutando caso per caso quali siano le zone da lasciare alla riforestazione naturale, e quali quelle da rimboschire, per evitare il rischio di frane e alluvioni.
12 SETTEMBRE 2007
Oscar Parasiliti
(ha collaborato Gianmarco Santospirito)